Segnalazioni edilizie via telefono: un rischio per l'ente
Presunti abusi segnalati con telefonate ed email non protocollate: perché i canali informali espongono il Comune e creano un arretrato invisibile.
In quasi tutti i Comuni esiste un flusso informativo che non risulta da nessuna parte: le segnalazioni su presunti abusi edilizi e difformità. Arrivano con una telefonata all'ufficio tecnico, una email alla casella del funzionario, una parola detta al vigile o all'assessore. Nessuna traccia amministrativa, nessun numero di protocollo, nessun termine che inizia a decorrere.
Il problema non è la buona fede degli uffici, che spesso il sopralluogo lo fanno comunque: è che tutto avviene fuori da un procedimento. E ciò che avviene fuori da un procedimento, per l'amministrazione, è come se non fosse avvenuto — finché qualcuno non lo rinfaccia.
Perché l'informalità è un rischio
Il Testo Unico dell'edilizia affida al Comune la vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia del territorio: davanti a una notizia di possibile abuso, l'inerzia non è un'opzione neutra. Ma se la segnalazione è arrivata su un canale informale, l'ente non può nemmeno dimostrare come l'ha trattata: non c'è data certa di ricezione, non c'è assegnazione, non c'è esito documentato.
Lo scenario peggiore è noto agli uffici: a distanza di anni, in un contenzioso o in un esposto, riemerge la vecchia email — «l'avevamo segnalato» — e l'ente scopre di dover ricostruire, senza atti, cosa fece e perché. Il buon andamento dell'articolo 97 della Costituzione si difende con i documenti, non con i ricordi.
L'informalità danneggia anche il cittadino corretto: chi segnala in buona fede non riceve un numero, non può chiedere conto dell'esito, non sa se la sua segnalazione sia mai diventata qualcosa. Il sospetto di inerzia — fondato o meno — cresce nel silenzio, e con esso gli esposti a Procura e organi di controllo che una semplice risposta tracciata avrebbe evitato. È un costo che non compare in nessuna statistica, ma erode la fiducia.
L'arretrato invisibile
L'informalità produce anche un effetto gestionale sottovalutato: un arretrato che nessuno vede.
E ciò che non si vede non si governa: il responsabile non può assegnare priorità, bilanciare carichi o accorgersi che un caso giace da mesi. Il primo effetto della formalizzazione, negli enti che l'hanno adottata, è proprio la scoperta della dimensione reale del fenomeno — quasi sempre diversa da quella percepita, in entrambe le direzioni.
- Nessun conteggio: quante segnalazioni sono arrivate quest'anno? Su canali informali, nessuno lo sa
- Nessuno stato: cosa è stato verificato e cosa giace dipende dalla memoria dei singoli
- Nessuna priorità: i casi gravi e quelli pretestuosi si mescolano nello stesso rumore di fondo
- Nessuna protezione per i tecnici, esposti a pressioni proprio perché il flusso non è tracciato
Il canale formale conviene a tutti
La soluzione è dare alle segnalazioni urbanistiche un canale dedicato e formale: il cittadino segnala con posizione, foto e descrizione, la segnalazione viene protocollata e diventa un fascicolo con istruttoria, sopralluogo ed esito motivato — archiviazione compresa, che con una motivazione agli atti smette di essere un sospetto.
È il disegno del modulo Report Urbanistici di comuni.ai, ma prima ancora è un principio di buona amministrazione: il tecnico lavora su un incarico tracciato, il cittadino serio riceve un seguito, quello pretestuoso trova un filtro, e l'ente può finalmente rispondere alla domanda che l'informalità rende impossibile: cosa ci è stato segnalato, e cosa ne abbiamo fatto?
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